Curatore: Diego Gavini

Palermo, 30 giugno 1963

Il 30 giugno 1963 l’esplosione di una bomba al tritolo nascosta nel bagagliaio di un’Alfa Romeo Giulia provoca la morte dei carabinieri Mario Malausa, Calogero Vaccaro, Marino Fandella, Eugenio Altomare e Pasquale Nuccio, il maresciallo di Pubblica Sicurezza Silvio Corrao e il soldato Giorgio Ciacci, chiamati ad intervenire dopo che l’auto era stata ritrovata apparentemente abbandonata nel fondo Sirena, nella borgata palermitana di Ciaculli, roccaforte della famiglia mafiosa dei Greco, a cui probabilmente era destinato il tritolo della Giulietta.

Quella che sarebbe poi stata ricordata come la strage di Ciaculli rappresenta l’episodio più cruento della guerra di mafia che imperversa dal dicembre 1962 nella Palermo del sacco edilizio, un’escalation di violenza che porta a fronteggiarsi apertamente due schieramenti raccolti intorno alle famiglie dei La Barbera da un lato e dei Greco dall’altro.

La strage ha un impatto fortissimo nell’opinione pubblica nazionale e rappresenta un primo squarcio nel velo della retorica sulla presenza mafiosa come fattore d’ordine, fatta propria da…

larghi strati della politica, dell’amministrazione pubblica, della magistratura e del mondo dell’informazione. A cadere in maniera feroce è, per la prima volta, l’illusione del “tanto si ammazzano fra di loro”, come annota il 3 luglio Franco Nasi dalle colonne de “Il Giorno”. Come avviene (e come avverrà) ciclicamente, la mafia viene riscoperta, provocando un largo dibattito nazionale, mobilitando le forze dell’ordine e portando il presidente del Consiglio, Giovanni Leone, e il ministro dell’Interno, Mariano Rumor, a indicare dai banchi del governo la priorità della lotta alla mafia.

I funerali dei sette membri delle forze dell’ordine diventano una rappresentazione potente dello shock vissuto da Palermo. Decine di migliaia di persone si riversano nelle strade a seguire i feretri che attraversano le vie centrali della città, culminando nel rito solenne celebrato nella Cattedrale dell’Assunta. Non senza un eccesso di retorica, il “Giornale di Sicilia”, il 3 luglio riporta: “La nostra Cattedrale non poteva accogliere ieri un’intera città e la folla, quella folla che non aveva potuto essere accolta nel tempio si è riversata nelle strade, ha seguito il corteo, ha pianto dai balconi, ha lanciato da ogni dove i suoi fiori, si è inginocchiata nelle strade”. Per alcuni osservatori nazionali, il rito ha un sapore arcaico e folkloristico. Scrive lo stesso Franco Nasi, per “Il Giorno”: “La gente sui bordi della strada era fitta, e molti piangevano, in uno spettacolo corale che è consueto ai popoli mediterranei”.

Quelli per la strage di Ciaculli sono i primi funerali di Stato destinati a vittime di mafia e l’influenza si avverte innanzitutto sul piano del linguaggio. Malausa e gli altri vengono rappresentati come dei “caduti” che si sono sacrificati nell’adempimento del loro dovere, fornendo dunque gli elementi per un modello celebrativo che andrà poi definendosi nel tempo di fronte alle nuove stragi di mafia, seppur in contesti politici e storici differenti.

Materiali

Per saperne di più:

  • Dickie John, Cosa Nostra. Storia della mafia siciliana, Bari-Roma, Laterza, 2008, pp. 321-335.
  • Lacrime e fiori sulle bare dei Caduti, in «Giornale di Sicilia», 3 luglio 1963
  • Lupo Salvatore, Storia della mafia, Roma, Donzelli, 1996 (II ed.), pp. 259-271.
  • Nasi Franco, Dall’arresto al processo i mafiosi sgusciano via, in «Il Giorno», 3 luglio 1963.
  • Osmani Sandro, Il commosso omaggio di Palermo alle vittime del feroce attentato, in «Il Messaggero», 3 luglio 1963.
  • Pietra Italo, La mafia non è un cancro, in «Il Giorno», 2 luglio 1963.
  • Sentenza di rinvio a giudizio, emessa l’8 maggio 1965 dal Giudice istruttore del Tribunale di Palermo, nel procedimento penale contro Pietro Torretta ed altri, imputati di numerosi fatti di sangue commessi a Palermo e culminati nella strage di Ciaculli del 30 giugno 1963, in Senato della Repubblica, VIII leg., Doc. XXIII, n. 1/XI, Documentazione allegata alla relazione conclusiva della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul fenomeno della mafia in Sicilia (doc. XXIII n. 2-VI legislatura), IV vol., XVII tomo, pp. 595-818.
  • I funerali dell’antimafia