Curatore: Diego Gavini

Funerali Dalla Chiesa: 4 settembre 1982

L’attentato a Carlo Alberto Dalla Chiesa, in cui trova la morte anche la moglie Emanuela Setti-Carraro, rappresenta un punto di frattura nella lotta alla mafia. L’effetto traumatico del delitto, infatti, è tale da costringere il Parlamento a riunirsi d’urgenza e approvare la legge La Torre-Rognoni, fino a quel punto rallentata da un faticoso iter nelle commissioni responsabili, offrendo così…

alla magistratura un primo strumento realmente efficace nel contrasto alle organizzazioni mafiose, oltre che a sancire legislativamente la specificità del reato di associazione mafiosa.

Con l’omicidio Dalla Chiesa la questione mafiosa assume concretamente una dimensione nazionale, anche nella percezione pubblica, in quanto i delitti precedenti, pur rilevanti sotto il piano delle personalità (da Mattarella a La Torre, da Giuliano a Costa), erano ancora iscritti ad uno spazio prevalentemente regionale. Dalla Chiesa è invece, per la sua storia, un simbolo della Repubblica (e non a caso in funzione innanzitutto simbolica era stato inviato a Palermo in qualità di prefetto). La sua breve parabola palermitana, durata appena tre mesi, contribuisce a solidificarne la forza nell’immaginario collettivo, in quanto tanto le polemiche sui mancati poteri concessi, quanto le dinamiche stesse dell’omicidio (un agguato che non incontra neanche la resistenza di una scorta organizzata), hanno l’effetto di definire Dalla Chiesa come martire ed eroe nazionale, abbandonato dalle istituzioni per le quali era stato disposto ad offrire la vita.

Il rimbalzo di questo sentire collettivo si ha nelle esequie di Stato, celebrate a neanche ventiquattro ore dalla morte, in cui si assiste ad una contestazione degli uomini di governo (con l’eccezione autorevole dell’applaudito Pertini), con dinamiche che preconizzano quanto poi avverrà dieci anni dopo in seguito a Capaci e via D’Amelio.

Il cardinale Pappalardo, arcivescovo di Palermo dal 1970 e sensibile alla necessità di un rinnovato atteggiamento ecclesiastico nei confronti del fenomeno mafioso, si fa interprete del clima che segna le ore che seguono l’attentato di via Carini e nel corso del rito funebre pronuncia un’orazione che diventerà celebre. Nel passaggio più significativo e noto, l’alto prelato paragona Palermo alla Sagunto abbandonata mentre a Roma si discute, parafrasando le parole di Tito Livio. Altrettanto denso di significato appare però anche il passaggio finale dell’omelia in cui i due caduti vengono definiti “spiriti eletti” meritevoli del Paradiso, indicando dunque nella traiettoria dei Dalla Chiesa un percorso proprio dei martiri.