Curatore: Viviana Raciti
Locandina Oratorio per don Giuseppe, 2011, © Compagnia di Franco Scaldati, Archivio privato Scaldati

Locandina Oratorio per don Giuseppe, 2011, © Compagnia di Franco Scaldati, Archivio privato Scaldati

Oratorio per Don Giuseppe di Viviana Raciti

L’opera[1] è dedicata alla figura di Don Pino Puglisi, primo martire – riconosciuto – per mafia, che predicò nel quartiere Brancaccio, indirizzando soprattutto ai giovani, figli di mafiosi o meno, le proprie prediche d’amore, in un’operazione di integrazione e di recupero evangelica e sociale[2]. Oratorio di voci senza una distinzione tra i personaggi ma tra le quali è possibile distinguere per alcune battute l’appartenenza a Padre Puglisi o ai suoi assassini. L’incanto, spezzato poi dai “tenebrosi pensieri[3] è quello del mondo naturale fatto di canti di uccelli, fiori e piante che costellano il testo: l’apertura segue il sorgere dell’alba piena di colori, farfalle, del velo della rugiada e dei suoni degli cardellini. Lo stesso dedicatario è creatore di fiori, di incantat’orditi e di concerti d’acque. Scaldati, identificandolo nel contadino che scrive versi, che con i fiori dipinge la terra[4], lo ritrae stravolto nei sensi dalla tanta corruzione che domina Brancaccio, il labirinto matto[5] costruito di antiche pietre, o, più avanti, di dolci lacrime. Nel luogo in cui ora sfugge la luna (versi che la presentano con anafora ripetuta) è…

rivelata, o doppiamente velata, la storia violenta e triste dall’umido delle mura. Nella notte dei gatti si rifrange la morte, prende le sembianze di un inquieto spettro, (anche i muri diventano spettrali), di pezzi di vetro rotto, di eterno e macabro gioco. È una notte dove si cercano sorrisi, carezze, sentimenti mai vissuti[6], dove brillano ancora le stelle e l’incerto sonno corona i versi, e, allo stesso tempo, è infestata di malummri [7], i sorrisi si deformano in insanguinati sfregi. La vittima, che come dalle ricostruzioni dell’accaduto in seguito alle testimonianze di vari collaboratori di giustizia[8] era conscia di esser sotto il tiro mafioso, mai accenna rabbia, o paura, semmai un monito, lieve, rivolto al pallido viso dell’assassino:“a Diu ‘arruobi, […] /’on cantu arruobi a vuci;/ unicamente ‘on lieve, /triste, cantu..[9] / n’attes’ ‘a grazia, opera ‘intento tuo[10], e ancora infine, più diretto e con un sorprendente sorriso[11], apostrofandolo come sua creatura, a lui si rivolge: spara, amicu me [] o lustr’e me’ occhi/ iu u cunsignu a tia, / a l’anima oscura to, creatura me’,/ u cunsign’e to’ manu..[12]. Come a giustificarsi, l’assassino ribatte che le parole della carità (che genera anarchia) e della pace (terra i conquiste[13]) generano scompiglio perfino dentro il sistema dello stato; “arma a mano[14] è la sua opera, che deve esser sacrificata per la sua stessa santità. Per poi quasi pentirsi, perché, esaurite le parole, chiede di aver indicato il sentiero; un cammino a passo di formica verso l’aurora, replica la voce di Don Puglisi con gli ultimi fiati di un corpo già muto. A seguirlo in quest’assenza d’amorosi intenti seguono lacrime e ricordi[15]. Fa eco la presenza costante del giardino, quasi fosse quello del paradiso perduto popolato da frutta di marzapane, sinfonia di profumi[16] sogni e canti , interviene una voce a contrappunto: è quella di chi non sa come vivere diversamente “sta ‘matina studiamu i comandamenti e c’è scrittu c’ ‘arrubbar’è piccatu ma’s’ iu ‘un’arruobu, a me’ cas’ ‘arrestanu riuni;;/ ch’ ‘e fari?[17].

Oratorio per don Giuseppe

di Franco Scaldati

con Salvatore Pizzillo

15 settembre 2011, chiesa di San Saverio, Palermo.


[1] Le prime stesure del testo sono datate 11 ottobre 2003, 15 ottobre 2003, 30 settembre 2004, ma la pubblicazione risale a circa dieci anni dopo. Cfr. F. Scaldati, Oratorio per don Giuseppe, I quaderni del Sarto, Palermo 2012.

[2] Al presbitero, ucciso il 15 settembre 1993 di fronte casa sua nel quartiere Brancaccio su mandato dei fratelli Graviano, vanno attribuite moltissime azioni in questo senso durante i tre anni di operato nel quartiere Brancaccio in qualità di parroco della chiesa di San Gaetano: dall’organizzazione di Missioni Popolari all’istituzione del Centro di accoglienza Padre Nostro, dal suo impegno nelle battaglie sociali per la creazione di una scuola media , un presidio sanitario e una biblioteca di quartiere fino a una serie di azioni più esplicitamente antimafiose quali la fiaccolata in onore del primo anniversario dalla morte del giudice Falcone, manifestazione Brancaccio per la vita sei giorni dopo la strage di via d’Amelio. Per maggiori riferimenti alla vita e all’uccisione di Padre Puglisi a opera della mafia si vedano almeno M. Torcivia, Il martirio di don Giuseppe Puglisi. Una riflessione teologica, Monti, Saronno (VA), 2009, A. Cavadi, Il dio dei mafiosi, San Paolo, Cinisiello Balsamo (MI), 2009, pp. 171-177.

[3] F. Scaldati, Oratorio per don Giuseppe, I Quaderni del sarto, Palermo, 2012, p. 8.

[4] Ivi, p. 7.

[5] Ivi, p 9.

[6] Ivi, p.14.

[7] Ibidem..

[8] Compreso anche l’effettivo assassino Salvatore Grigoli, che successivamente si pentirà dell’atto. Cfr. i verbali del processo riportati in M. Torcivia, Il martirio di don Giuseppe Puglisi, cit. pp. 27-87.

[9] Ivi, p.17.

[10] Ivi, p. 18.

[11] Qui Scaldati restituisce l’immagine che effettivamente riporta Grigoli, il quale afferma che, nell’incontrare gli assassini Padre Puglisi li accolse con un sorriso e una semplice battuta: «me lo sarei aspettato». Cfr. M. Torcivia, Il martirio di don Giuseppe Puglisi, cit., p. 30.

[12] Ivi, p. 21.

[13] F. Scaldati, Oratorio per don Giuseppe, cit. p. 22.

[14] Ibidem.

[15] Da notare la ripetizione prima in anafora e poi in catafora de “iu m’arricordu” a p. 28, a cui fanno seguito istanti intensi e concreti di vita come il mare imbiancato di schiuma, le lenzuola al vento o l’estratto di pomodoro.

[16] Ivi, p. 33.

[17] Ivi, p. 35.

Materiali

Per saperne di più:

  • A. Bisicchia, Teatro e Mafia. 1861 -2011, Editrice San Raffaele, Milano, 2011.
  • A. Cavadi, Il dio dei mafiosi, San Paolo, Cinisiello Balsamo, (MI), 2009.
  • F. Del Grosso, Palermo. Scaldati ricorda padre Puglisi con Oratorio per don Giuseppe, «il Moderatore.it», 23 novembre 2012.
  • A. Dino, La mafia devota: Chiesa, Religione, Cosa Nostra, Laterza, Roma-Bari, 2010.
  • V. Fagone, Padre Scordaro: «Il suo sacrificio? È segno di chi non cede al ricatto», «Giornale di Sicilia», 8 luglio 1997.
  • R. Giambrone, Per un teatro dei luoghi. Dichiarazioni di Franco Scaldati, in F. Scaldati, R. Giambrone (a cura di) Teatro all’Albergheria, Ubulibri, Milano, 2009, pp. 14-17.
  • S. Lupo, Storia della mafia. Dalle origini ai giorni nostri, Donzelli, Roma, 1993.
  • M. Luzi, Il fiore del deserto, Edizioni della Meridiana, Firenze, 2003.
  • G. Manzella, Il cielo sotto Palermo, in «Quaderni del Piccolo Teatro Città di Palermo», n. 1, 1974.
  • F. Scaldati, R. Giambrone (a cura di), Teatro dell’Albergheria, Ubulibri, Milano2009.
  • F. Scaldati, Associazione Compagnia di Franco Scaldati (a cura di), Oratorio per Don Giuseppe, Collana Quaderni del Sarto, Palermo, 2012.
  • C. Scordato, Quartiere e teatro… a proposito di Franco Scaldati, in F. Scaldati, Teatro all’Albergheria, Milano, Ubulibri, 2009, pp. 9-13.
  • C. Scordato, s.t., (Introduzione a Oratorio per Don Giuseppe), Collana Quaderni del Sarto, Palermo, 2012.
  • B. Stancanelli, A testa alta. Don Giuseppe Puglisi: storia di un eroe solitario, Einaudi, Torino, 2003.
  • M. Torcivia, Il martirio di Don Giuseppe Puglisi. Una riflessione teologica, Monti, Saronno (VA), 2009.
  • S. Trovato, Padre Pino Puglisi nell’oratorio di Scaldati, «Giornale di Sicilia», 5 settembre 2011.